Essere Persona/ Essere Natura. Piccaia a Lesa (Lago Maggiore)



GIORGIO PICCAIA 

Essere Persona, Essere Natura

Uninstallazione con olii e sculture


a cura di Stefania Salvatore 

con il contributo critico di Pietro Ernesto Malgarini


Con il patrocinio del Comune di Lesa


Lesa, Ex Società Operaia

SS33 del Sempione, 56

1/31 agosto 2022


Orari: 

feriali 18.00-23.00

festivi 11.00/13.00 - 17.00/23.00

Lunedì chiuso


La curatrice della dialettica Stefania Salvatore tra i lavori artistici di Giorgio Piccaia con un contributo critico di Pietro Ernesto Malgarini, studioso di filosofia della memoria. 
 Essere Persona, essere Natura, (Φ = 1,6180339887498 ..... ) è il titolo della mostra di Giorgio Piccaia che vedrà esposte le sue opere nel Comune di Lesa, presso la Sede della Ex Società Operaia, che costituisce un bene simbolico infatti nel secolo scorso venne edificata grazie al contributo e al lavoro volontario di tutti i cittadini di Lesa. L’esposizione prende forma e sostanza in questo luogo ameno sulle sponde piemontesi del Lago Maggiore, una cornice ordinata di colori che desta meraviglia al visitatore, predisponendolo ad un percorso interiore espositivo da sviluppare poi all’interno di un edificio così pieno di significato e di memoria storica. Riferendoci al titolo della mostra, iniziamo ricordando le parole del Manzoni, che nel 1846, durante uno dei suoi tanti soggiorni a Lesa, scrisse in una lettera alla figlia Vittoria: “m’innamoro ogni giorno di più, di questo lago, di questi monti, di questa quiete”. E proprio in questa quiete, in questo piccolo angolo di Piemonte che Giorgio Piccaia trova il luogo e lo spazio per la presentazione delle sue opere. Tale progetto nasce dall’incontro” tra l’artista e Leonardo Pisano, detto “Fibonacci” (1170-1240) noto soprattutto per la sequenza di numeri da lui individuata e conosciuta come "successione di Fibonacci”. Sulla scorta di questo incontro l’artista, rimanendone affascinato coglie tutta l’importanza del numero, del suo sottaciuto linguaggio, inizia, per così dire, una ricerca interiore attraverso il numero e il suo significare nel tentativo di tendere a una perfezione che oltrepassa la stessa vita dell’uomo descritto da Aristotele quale “animale razionale e mortale”. Una sorta di gioco in controluce che sovrappone la sezione aurea a quella dell’anima sempre in costante ricerca di un suo ordine da collocarsi nel tempo e nello spazio, superandoli contemporaneamente. È proprio in quest’ottica che all’entrata della mostra il quadro dal titolo “L’inizio” (2009) ci mette di fronte a teschi dipinti su tela che rappresentano il limite della vita e del suo prenderne coscienza. Così Giorgio Piccaia descrive: noi appena iniziamo moriamo, noi quando nasciamo moriamo cioè andiamo verso la morte, verso l’oriente eterno.Infatti, si chiama inizio cioè nasci e già muori, poiché si va verso la morte, ma non con atteggiamento negativo - chiosa l’artista – bensì si va verso un percorso di vita che è un percorso e questo percorso ognuno lo costruisce secondo la sua unicità e irripetibilità. L’inizio ci porta già a trascorrere una vita verso l’aldilà! Certo è che questo tipo di espressione sia pittorica che verbale rivela un atteggiamento, un atto parresiastico - il coraggio di dire la verità - di andare oltre le barriere o i pregiudizi accademici, non per rinnegarne i suoi contenuti ma per sperimentare che ci sono altri possibili modi espressivi, che sicuramente risiedono in ognuno di noi, donne e uomini, ma prendono forma e sostanza in chi sente l’inclinazione all’arte che porta con sé il desiderio di comunicarli agli altri. Del resto la natura di per sé è vera nella sua espressione e l’essere persona altrettanto lo richiede. Dopo questo inciso continuando il nostro percorso incontriamo l’opera dal titolo: L’incompiuta (2022 olio su tela), segno e simbolo della speranza che dà continuità –a delle nuove esperienze– a porte sempre aperte al dialogo e all’incontro. Del resto i quadri esposti nella stessa sala formulano un dialogo tra di loro sull’esistenza dell’essere persona nella natura. Nei quadri più piccoli (2022 acrilico su acetato) sono contenute le reminiscenze; i ricordi, quei flash che riaccendono una memoria mai sopita, sono piccoli frammenti che danno un senso alla memoria storica dell’umanità. Una memoria del passato che si fa presente proiettata al futuro. Invero il narratore Benjamin scrive nel 1936: “Capita sempre più di rado d’incontrare persone che sappiano raccontare qualcosa come si deve: e l’imbarazzo si diffonde sempre più spesso, quando in una compagnia, c’è chi esprime il desiderio di sentir raccontare una storia. È come se fossimo privati di una facoltà che sembrava inalienabile, la più certa e sicura di tutte: la capacità di scambiare esperienze”. Incontriamo, entrando nella Grande sala, un dipinto titolato “L’acquario” (2018 acrilico su tela), ecco la metafora per un cielo che protende all’infinito. Altresì il dipanarsi di una visione del mondo che richiama al paradiso terrestre è un blu che va oltre il nostro universo, è un blu di un altro universo, di migliaia altri, infiniti universi. I pesci sono un’allegoria di esche che raccontano le tentazioni del nostro mondo. Tentazioni, veri e propri limiti da superare, per appianare un percorso orientato a un’altra vita in un universo altro. Ancora una volta l’artista richiama ostinatamente a un ordine logico-matematico, dove si inscrivono i nostri passi, contati e misurati nel tempo e in questo infinito spazio blu oltre la morte. Piccaia in queste opere (l’Inizio, l’Incompiuta e l’Acquario) narra un modo di essere orientato alla ricerca continua dell’uno e del vero dove emergono alcune contraddizioni che non si scontrano con una non verità ma prendono vita proprio perché necessarie a una ricerca di verità. Cedendo di nuovo la parola alle altre opere, vediamo materializzarsi al centro della Grande sala l’opera Site Specific dal titolo: La Spirale(2022). Sedie dal colore verde vengono posizionate in modo da formare la chiocciola di Fibonacci, spirale aurea e la sua successione, simbolo sacro di evoluzione spirituale ed ascesa; divina Proporzione del corpo umano. Questa spirale l’artista la intende come l’essenza, il quinto elemento tra aria terra fuoco acqua, è la dimensione spirituale che dà la giusta identità all’essere persona, posta nel palcoscenico del mondo in un incessante dialogo persona-natura. Spirale, vortice, all’interno del quale il percorso di vita è un labirinto che, pur angosciandoci, ci rassicura, ci spinge alla conoscenza di cui siamo capaci per trovarne la via d’uscita che sta nel “logos”. Questa spirale con la sua forza centripeta e centrifuga ci spinge verso di esso facendoci sorprendentemente scoprire di essere capaci di caos o di ordine, tra logos e mythos, tra libertà e schiavitù. I fiori (2022 acrilico su formella in plexiglass), - Myosotis, comunemente noti come “non ti scordar di me” - posti sulle sedie, sono il segnale che tu sei una piccola particella del mondo, dentro la natura. L’autore spiega che “i fiori stanno ad indicare che tu rispecchi una precisa sequenza numerica per poter stare nella spirale del mondo, i colori dei cinque fiori oro dicono anche le varietà dei colori della pelle che riconducono all’essere persona. Forse ci chiediamo davanti alla policromia di un fiore, se è fiore perché è diverso da un altro? Scoprire di essere persona ed essere natura dentro il vortice della spirale ,ed altrettanto percepire di essere unico nella totalità, che è la natura”. Sopra l’Essenza – di cui parla l’autore - scendono dall’alto Rotoli (2022 acrilici su acetato) dispiegati che vogliono indicare i quattro punti cardinali. L’essere natura trova il suo compimento in questi quattro rotoli poiché su due di essi sono rappresentati numeri che seguono la sequenza di Fibonacci e sono uno la razionalità (Nord), l’altro l’irrazionalità (Sud). Gli altri due, infine, raccontano uno l’oriente d’oro e l’altro l’occidente bianco, Myosotis dipinti in modo schematico e metodico, come la natura. La spirale si specchia nelle grandi tele poste sulle pareti che esprimono l’illusione. La bellezza dell’illusione delle tele richiama al senso del nostro essere in armonia con la natura, la sezione aurea sottende questa armonia. Il discorso umano è allora una realtà simbolica, è una manifestazione sensibile di significati colti dall’intelletto (cfr. Organon). Questo percorso artistico sottende un richiamare l’uomo a rispettare le regole di cui siamo capaci attraverso l’intelletto. A ben riflettere oggi l’allarme del pianeta malato è tale perché ad esso ci siamo rivolti peccando di hybris, con la sete di dominio di Serse. Ora la natura ci restituisce tutta la nostra supponenza e superficialità posta verso di essa, noncurante della sequenza di Fibonacci qui descritta. Così facendo la spirale armoniosa ha coinvolto anche l’Essere Persona, in realtà la sezione aurea è stata interrotta con l’essere Natura, il logos è diventato afono. È sotto gli occhi di tutti che L’essere persona sia stato altrettanto trascurato dal relativismo che è la negazione della ricerca della verità. “E la verità che il discorso parresiastico pone in luce, è la verità della vita di una persona, cioè il tipo di relazione che essa ha con la verità: come egli costituisce sé stesso in quanto individuo che deve conoscere la verità attraverso la mathesis e come questa relazione con la verità è ontologicamente ed eticamente manifesta nella sua vita” (Foucault, 2016). Tutto ciò rappresenta il nuce del messaggio - fatto a spire - che racchiude questa mostra, messaggio non solo di denuncia ma anche e soprattutto imperativo di speranza. Il mio contributo critico espresso in queste poche e semplici righe non sarebbe completo e autentico se trascurassi di ringraziare l’artista Giorgio Piccaia e la curatrice di questa mostra dialogante, Stefania Salvatore, per avermi dato la possibilità di percorrere un tratto di strada con loro e per avermi fatto ancor più comprendere quanto tutto il nostro universo sia vorticosamente intriso in questa spirale infinita, uno specchio d’acqua in cui ognuno di noi deve riflettersi singolarmente (non in modo solo superficiale ed esteriore come “Narciso”) ma per poterci ritrovare tutti insieme a dissetarci di tale (Φ = 1,6180339887498 ..... ) riflesso di luce vera. 

 Stefania Salvatore
Pietro Ernesto Malgarini.














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