Rosario di Fibonacci nella collezione dello Spazio Thetis a Venezia

Firma della donazione, Giorgio Piccaia
con l'architetto Antonietta Grandesso
Venezia. (marzo 2026). Giorgio Piccaia, in occasione del finissage della mostra "Neospazialismo numerico - Florin Codre, Rosa Mundi e Giorgio Piccaia" (12 febbraio-12 marzo 2026, Venezia, Spazio Thetis-Arsenale novissimo a cura di Melania Rocca e Chiara Modica Donà dalle Rose) ha consegnato la sua opera "Rosario di Fibonacci" nelle mani di Antonietta Grandesso, ideatrice e direttrice dello Spazio Thetis che la allocherà nella sala convegni del padiglione Modelli. Il Rosario di Fibonacci è una delle opere più iconiche dell'artista italo-svizzero, replicata più volte è in importati collezioni e fondazioni. Un Rosario è anche alla Fondazione Donà dalle Rose.



Così scrive la curatrice storica dell'artista italo svizzero.

"La scultura Rosario di Fibonacci dell’artista Giorgio Piccaia è un progetto che si fonda su un processo rigoroso, più che su una forma simbolica immediata. Non è una scultura “che rappresenta” la sequenza di Fibonacci, ma un’opera costruita attraverso di essa.

Il lavoro nasce dall’applicazione della sequenza di Fibonacci come regola operativa: la progressione numerica determina il numero dei nodi, delle ripetizioni e delle espansioni della struttura. Ogni passaggio deriva dal precedente secondo una logica di crescita incrementale. La forma finale non è quindi progettata a priori, ma emerge nel tempo, come risultato di un processo cumulativo. 

Il riferimento al rosario non è religioso in senso stretto, ma funzionale: come nel rosario tradizionale, l’opera si basa su conteggio, ripetizione e ritmo. Il nodo sostituisce il grano, il gesto manuale sostituisce la preghiera. Il fare diventa un atto meditativo, in cui il tempo è parte integrante dell’opera.

La scelta della cima è centrale: è un materiale resistente, non neutro, che conserva la traccia del corpo e dell’attrito. L’intreccio non è mai perfettamente regolare, e questa irregolarità introduce una tensione costante tra ordine matematico e imprevedibilità della materia. In questo senso, la sequenza di Fibonacci non produce una forma ideale, ma un equilibrio instabile, continuamente negoziato.

La sezione aurea non è applicata come canone formale, ma compare come orizzonte teorico: il rapporto armonico non viene imposto, ma affiora indirettamente dalla crescita progressiva della struttura. L’opera mette così in discussione l’idea di perfezione matematica, mostrando come l’armonia possa nascere anche dall’errore, dalla resistenza del materiale, dal tempo del gesto.

Il Rosario di Fibonacci si configura quindi come una scultura-processo, in cui matematica, manualità e meditazione convergono. Non è un oggetto statico, ma la traccia visibile di un tempo vissuto, di un ordine che non si impone, ma si costruisce lentamente". (10 marzo 2026)


Giorgio Piccaia, implementa
il suo Rosario di Fibonacci
allo Spazio Thetis



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